Nuoro ha bisogno di essere sognata nuovamente, ripensata e rivisualizzata. La narrazione della nostra città e la sua comunicazione hanno fatto il loro tempo, stanno parlando un linguaggio che non emoziona piu’ e si avvitano in se stesse, avvizzendo, tanto piu’ in fretta quanto piu’ si insiste sugli stereopiti.

I nostri artisti storici, abbandonati in mano a professionisti senza piu’ energia, sviliti da un’accademia nell’accezione piu’ negativa e retriva del termine, sembrano aver perso qualsiasi forza propulsiva. L’Atene sarda è solo un mausoleo di pensionati rancorosi, attenti al dettaglio, ciascuno sicuro di avere in mano quello risolutivo per la propria tesi, la pistola fumante che invece è solo noia e masturbazione.

I Giardinetti

Dove sono i giovani? Dov’è il nostro orgoglio, come si esprime il nostro spirito di nuoresi?

Nuoro non esiste. Si arriva a Nuoro e ci si perde nel grigio. La comunicazione è un’assenza che urla. Non c’è un percorso chiaro, un segno distintivo che si ripeta, che faccia identità. Non c’è una bellezza, un insieme di colori che guidi, appare solo una diminutio da socialismo reale: marciapiedi e muretti granitici, pochi alberi, niente verde (i nostri Giardinetti sono l’emblema di questa architettura alla Gregotti, una tragedia di mediocrità sociale prima che architettonica). E, ovunque, un tirchio uso dell’intonaco: l’incompletezza trionfa.

Prato all’inglese in piazza del Rosario

Una città vecchia. Una città che si è ritirata, che si è arrest al destino. Cosa contraddistingue infine Nuoro? La mancanza di energia, di vitalità, di reazione. Ripeto ancora una volta: dove abbiamo nascosto i giovani? Me li aspetterei sorridenti all’entrata dei musei, me li aspetterei dove c’è bisogno di accogliere, di spiegare, di confortare. O nei sentieri, al Monte. Protagonisti di progetti di rinnovamento, di piccole imprese creative, provocatori. Invece sono i soliti noti che fanno la musica, letteralmente.

Ad ogni evento ci sono i sempiterni nomi che si ripropongono, che si sono scelti tra loro stessi come interpreti e vati della nuoresità, di quello strano sentimento di perdenti, di asserviti, di “posto fisso” alla Checco Zalone.
Corazzate da 3 milioni di euro di stipendi attraversano i percorsi culturali esprimendo conferenze che piu’ autocentrate non si puo’, attrattive solo per uno sparuto gruppo di feroci e vecchi critici. E le feste? Le ricette sono fondamentalmente solo due: 1) un musicista e una lettura di Marcello Fois; 2) dosi massicce di folklore. Al mondo non esiste altro, sappiatelo.

Nuraghe di Tanca Manna

Invece, andando solo in Gallura si passano serate pensate per valorizzare e divertire allo stesso tempo (perche’ i visitatori vanno conquistati e fidelizzati).

Si torna a Nuoro e si piomba nella depressione piu’ nera. I nostri colori non sono il verde e l’azzurro, quando mai? Sono il grigio e il nero, guardatevi attorno. Guardate le etichette dei vini: nove su dieci sono nere, nere, nere! La fantasia si esprime solo in variazioni della nostra cupezza interiore.

Intendiamo morire cosi’, oppressi da questo senso di declino, o vogliamo riconquistare la nostra solare mediterraneità, i nostri colori basilari, il gusto del bello?

L’ex vecchio carcere

Forse dovrei rivolgermi solo alle donne, le uniche a Nuoro capaci di fare la rivoluzione, di sorridere e battersi allo stesso tempo, di capire il sentimento della vita. Non vi siete stancate di questi uomini balenti solo a parole e birrette, di questi fatalisti cronici, di questi politici da bassa cucina, di quartiere? Non pensate ai vostri figli?

Nuoro deve rinascere partendo dal basso e dalle piccole cose, scegliendo sempre la bellezza e non la mediocrità: ma abbiamo poco tempo, purtroppo.

Ciriaco Offeddu
ciriacoffeddu.com