“Non disturbare,” mi sussurrava il mio mentore strizzando l’occhio. “Stanno tutti scrivendo per il Nobel!” Perché all’università di Hong Kong c’era un’aula dove si richiudevano i fanatici, quelli che non volevano staccare neanche per una birra e per gustarsi due chiacchiere in relax, pena la perdita della loro possente ispirazione. Ci davano dentro come ossessi, chini sul PC come se scavassero. C’era una tedesca che aveva bei denti, simpatica finché non fissava un programma di lavoro rigido come cemento. Aveva anche pensato di unirsi alla delegazione dell’università nel viaggio in Sardegna: “Giorno 3, Nuoro – scrivere dalle 6 alle 11. Alle 11 con un taxi raggiungere Dorgali. Alle 15 ritornare all’hotel Sandalia; scrivere dalle 15,30 alle 19,30…” Non riuscivo a spiegarle che non c’erano taxi in Barbagia, non poteva crederci. C’era un’australiana tonta come un montone che per l’amore dell’arte dimenticava l’igiene… e c’era un giovanissimo cinese che mai aveva avuto una ragazza e fatto l’amore, ma voleva disperatamente scrivere un racconto di sesso. “Dedicati a vivere,” gli dicevo. “Prima viene la vita, poi imparerai a scrivere. E comunque, di che cosa scrivi se non vivi, se non trombi?”

Perché la letteratura è sì scavo, duro lavoro muscolare, ricerca e approfondimento, scrittura e ancora riscrittura, ma non può prescindere dal distillare esperienze di vita per costruire un mondo che comunichi elementi di universalità. Come si può costruire un mondo se non se ne conosce che uno, il piccolo mondo attorno ai propri piedi? Adesso mi smentiranno citando Leopardi – gioco d’anticipo – ma non si può sempre far assurgere l’eccezione a regola universale, come usiamo in Italia perché privi di un qualunque sistema che funzioni (scuola, formazione, ricerca, ecc.).

Quando davo le mie lezioni di letteratura comparata a Hong Kong, mi soffermavo innanzitutto sulla vita degli scrittori – perché noi siamo frutto del nostro tempo e della nostra esperienza, non illudiamoci.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij studia ingegneria militare. A ventotto anni è arrestato per partecipazione a società segreta con scopi sovversivi e condannato a morte mediante fucilazione. Solamente quando è sul patibolo, legato, gli viene comunicato che la pena era stata commutata in lavori forzati. Sconta quattro anni nella terribile fortezza di Omsk. Liberato per buona condotta, passa altri cinque anni in Siberia. Anche la sua vita sentimentale è difficile e spesso drammatica. Tutti i suoi capolavori risentono e si arricchiscono di queste terribili esperienze.

Victor Hugo passa diciannove anni in esilio per motivi politici, essendo uno strenuo oppositore di Napoleone III. Viaggia per tutta l’Europa e affronta una vita colma di dolori e di lutti strazianti.

Stendhal arriva a Parigi con il fermo proposito di essere un seduttore. In realtà presto si arruola, partecipa a campagne di guerra e combatte in tutta l’Europa; compie diversi viaggi in Italia, ha decine di amori e persino sfide a duello. Assiste a episodi epici come la battaglia di Mosca e il crollo dell’invincibilità di Napoleone, poi il ritorno dei Borboni, la restaurazione. La sua vita è un continuo viaggiare.

Joseph Conrad, lo scrittore polacco conosciuto per i suoi romanzi in una ricchissima lingua inglese, ha una vita avventurosa intervallata da periodi bohémien: gira il mondo nella marina francese e poi britannica, è coinvolto in vicende di commercio di armi, cospirazioni politiche e amori. E’ attirato dall’Africa e le sue esperienze lungo il fiume Congo ispirano il suo libro più famoso, Cuore di Tenebra, cui s’ispirerà anche il film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.

Herman Melville, che nel 1851 scrive il capolavoro Moby Dick (un consiglio spassionato: rileggetelo e confrontatelo con quanto si pubblicava in Italia negli stessi anni), s’imbarca diverse volte come mozzo e alterna l’insegnamento con viaggi negli oceani, toccando tutti i continenti e gli arcipelaghi più lontani.

Concludo con un autore contemporaneo francese, Emmanuel Carrère. Per scrivere il suo Limonov, Carrère compie innumerevoli viaggi in Russia, Ucraina, New York e Serbia. Un solo romanzo (per me un capolavoro della letteratura moderna) richiede una straordinaria e approfondita ricerca compiuta non solo a tavolino, ma in loco, seguendo passo passo la vita di Eduard Limonov e le vicende che l’hanno coinvolto.

La letteratura italiana, invece, non prende l’aereo se non per la pagnotta, non conosce le lingue, non si confronta, rotola nell’intimismo provinciale, nella ripetizione dei personaggi oppure nella dialettica politica. Non vive, non comunica con il resto del mondo, si avvoltola in se stessa. Ecco i primi tre libri in classifica oggi in Italia (Mondadori Store):

  • E allora baciami, di Roberto Emanuelli. “L’amore, quello vero, quando arriva te ne accorgi. Ti prende dritto al cuore e alla testa, e a quel punto è già troppo tardi: il tempo, la distanza, le tempeste piccole e grandi, non c’è più niente che possa fermarlo. Ed è impossibile da dimenticare. Lo sa bene Leonardo, che l’ha sentito bruciare sulla pelle e ancora non riesce a liberarsi dai ricordi. Da quando Angela se n’è andata ha avuto tante donne, ma nessuna può sperare di prendere il suo posto. L’amore, adesso, Leonardo lo cerca nelle cose semplici: nei sorrisi soddisfatti dei clienti quando ripara le loro auto; nella musica che ascolta sulla sua Duetto d’epoca o nelle serate con gli amici di una vita. E poi c’è Laura, la figlia di diciassette anni, sempre più bella, ma anche terribilmente distante. Lei l’amore lo impara su internet, nelle parole di blogger che sanno sfiorarle il cuore come quel padre così silenzioso non potrebbe mai fare. Se sua mamma è fuggita, si dice, un motivo ci sarà pure. Già, ma quale? E come scoprirlo? La risposta gliela porterà il destino, al termine di un viaggio sorprendente, che per lei significherà trovare il coraggio di amare, per Leonardo la forza di ricominciare a farlo. Perché anche il più piccolo gesto d’amore è un miracolo, ma quel miracolo bisogna desiderarlo insieme.”
  • Le Otto Montagne, di Paolo Cognetti. Vincitore Premio Strega 2017. “Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino“. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno. Paolo Cognetti, uno degli scrittori più apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentali ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo.”
  • La rete di protezione, di Andrea Camilleri. “La Vigàta di Montalbano è in subbuglio: si sta girando una fiction ambientata nel 1950. Per rendere lo scenario quanto più verosimile la produzione italo-svedese ha sollecitato gli abitanti a cercare vecchie foto e filmini. Scartabellando in soffitta, l’ingegnere Ernesto Sabatello trova alcune pellicole: sono state girate dal padre anno dopo anno sempre nello stesso giorno, il 27 marzo, dal 1958 al 1963. In tutte si vede sempre e soltanto un muro, sembra l’esterno di una casa di campagna; per il resto niente persone, niente di niente. Perplesso l’ingegnere consegna il tutto a Montalbano che, incuriosito, comincia una indagine solo per il piacere di venire a capo di quella scena immobile e apparentemente priva di senso. Fra sopralluoghi e ricerche, poco a poco in quel muro si apre una crepa: un fatto di sangue di tanti anni fa, una di quelle storie tenute nell’ombra. Ma non c’è tempo per arrivare a una conclusione del mistero, perché il clima d’allegra sovraeccitazione che regna a Vigàta invasa dalla troupe della fiction viene sconvolto da un episodio tanto grave quanto indecifrabile: nella scuola media irrompono uomini armati e mascherati, si dirigono nella III B, minacciano; poi, in fuga, esplodono alcuni colpi di pistola. Il Questore coinvolge l’antiterrorismo, ma Montalbano, che sa indagare fra le pieghe dell’animo umano, capisce che tutto potrebbe avere a che fare proprio con la scuola, frequentata tra gli altri da Salvuzzo, il figlio di Mimì Augello. Eccolo allora immergersi nel mondo per lui nuovo dei social, fra profili facebook, twitter e blog, dimostrando, anche senza l’aiuto di Catarella, di districarsi a dovere…
  • Nel 2016, i libri italiani più venduti (dati Nielsen) sono stati: 1) L’altro capo del filo, di Andrea Camilleri; 2) La paranza dei bambini, di Roberto Saviano; 3) L’amica geniale, di Elena Ferrante; 4) Il nome di Dio è misericordia, di Papa Francesco; 5) L’arte di essere fragili, di Alessandro D’Avenia.

    No comment (nel mentre la letteratura francese, solo per citare la più vicina, può contare su Emmanuel Carrère, Patrick Modiano, Michel Houellebecq…)

    La letteratura italiana – se di letteratura si può parlare – riflette il niente che ci circonda, la povertà intellettuale, il conformismo, il provincialismo elevato a riferimento, a valore universale.

    Il quotidiano assurge a monumento di sé e di un’epoca grigia di declino: piccole storie, respiro limitato, nessuna visione. Dato che la letteratura riflette, sì, il periodo storico, ma gli spiriti sensibili anticipano anche il futuro (dove sono?), bene, allora teniamoci forte.

    Ciriaco Offeddu

    ciriacoffeddu.com